Nell’era della filosofia no-spreco, è necessario rendere residuale lo smaltimento degli scarti prodotti dalle imprese alimentari, per una gestione ottimizzata dei rifiuti.

Nell’ultimo decennio le norme in tema di tutela ambientale si soffermano sulla responsabilità organizzativa delle industrie alimentari nelle operazioni di raccolta e stoccaggio dei rifiuti speciali, con particolare attenzione alle procedure di smaltimento dell’olio alimentare esausto.

Gli oli esausti di scarto delle lavorazioni di imprese e industrie alimentari devono essere avviati ad un riciclo pressoché totale che consenta la massima valorizzazione delle materie prime e il contenimento degli enormi costi legati al ripristino degli habitat naturali per danni ambientali.

Gli oli esausti nelle imprese alimentari

Le norme attuative non lasciano dubbi sugli adempimenti di competenza dei soggetti detentori di oli vegetali esausti, divenuti impropri all’uso alimentare cui erano destinati, eppure lunga è la strada della consapevolezza nelle realtà domestiche, aziendali e industriali.

In Italia si consumano 1,4 milioni di tonnellate di olio alimentare l’anno, provenienti per gran parte dalle cucine casalinghe in forma di scarti di frittura e cottura dei cibi. Un’alta percentuale è riversata nel sistema fognario in commistione a grassi animali e residui alimentari, sottovalutando per negligenza gli effetti aggressivi sull’ambiente e sull’esistenza di flora e fauna.

Smaltire l’olio esausto correttamente è un atto doveroso, soprattutto per le industrie alimentari,  in continua crescita sul territorio nazionale con oltre 70.934 aziende. Per lo scarico incontrollato su suolo e acque, per le industrie del settore agroalimentare sono previste severe sanzioni amministrative e penali.

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Quando l’olio vegetale diventa esausto?

Gli oli vegetali, prima di essere impiegati nelle lavorazioni alimentari,  non sono dannosi né per la salute nè per l’ambiente, ma lo diventano se  esposti ad alte temperature di esercizio. Durante il processo di bollitura le molecole degli oli subiscono reazioni chimiche, che portano alla formazione di prodotti di ossidazione e decomposizione e al deterioramento delle proprietà organolettiche, rendendo gli oli inidonei a ulteriori riutilizzi.

Dubbi su quando l’olio diviene esausto? E’ sufficiente osservarlo dopo l’utilizzo, si noterà un’alterazione del suo odore e del suo sapore. Cambierà anche il colore,  con tendenze all’imbrunimento e alla comparsa di schiuma in superficie. Per non sbagliare, è consigliabile sostituirlo frequentemente, cercando di non oltrepassare mai il punto di fumo durante la frittura o la cottura.

Seppur con margini di raccolta e di recupero degli oli  costantemente crescenti negli anni,  si rilevano con frequenza episodi di smaltimento non conformi alle leggi,  sia nelle cucine domestiche che nelle industrie alimentari, imputabili soprattutto alla mancanza d’informazione.

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Metodi errati per smaltire l’olio

Se hai pensato di gettare l’olio nello scarico del lavandino o del WC, sappi che è la peggior idea che potesse venirti!  I problemi che potresti generare a catena sono molteplici:

  • Otturazione dei tubi di scarico. L’olio crea un film adesivo sulle pareti delle tubature, cui possono aderire eventuali residui di cibo, impendendo il regolare deflusso dell’acqua.
  • Ostruzioni ai sistemi di depurazione delle acque. Se i filtri dei depuratori vengono intasati non filtrano più correttamente l’acqua; aumentano di conseguenza i costi di manutenzione, che ricadono su tutta la popolazione.
  • Danni ambientali. L’olio, essendo una sostanza idrofoba, non si scioglie nelle fognature e quando raggiunge i bacini idrici crea una sottile pellicola che impedisce lo scambio di ossigeno, anidride carbonica e  luce con l’ambiente soprastante, arrecando gravi danni all’ecosistema.

E’ altrettanto sbagliato riversare gli oli direttamente in natura, abbandonandoli in suolo o in corpi idrici. Sai quanto inquinerebbe gli ecosistemi? Basta un solo kilogrammo di olio esausto per contaminare una superficie d’acqua di 1000 metri quadrati.

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Conseguenze penali per le imprese alimentari, aziende e mense

Lo smaltimento degli oli non conforme alle disposizioni del T.U. Ambiente è considerato atto illegale. Secondo l’articolo 256 del Codice penale, se la cattiva gestione del rifiuto viene effettuata da mense, ristoranti, industrie alimentari e simili, è prevista la pena dell’arresto da tre mesi a un anno e una multa che può variare da 2.600 euro a 26.000 euro.

Le imprese alimentari e le mense sono quindi chiamate a gestire un processo produttivo che ponga la necessaria e corretta attenzione alla raccolta dell’olio esausto e dei rifiuti derivanti dal proprio operato.

Cosa devono fare le aziende

La prima cosa da fare è attendere che l’olio raffreddi, solo successivamente lo si potrà riversare in appositi contenitori, realizzati con polimeri plastici ad alta durabilità.

A differenza dei cittadini, le industrie alimentari non possono conferire gli oli nelle isole ecologiche o nelle stazioni di raccolta comunali, per la natura delle quantità prodotte dovranno rivolgersi a soggetti autorizzati allo smaltimento.

Secondo l’art. 233-comma 12 del T.U. Ambiente: “Chiunque, in ragione della propria attività professionale, detiene oli e grassi vegetali e animali esausti è obbligato a conferirli ai Consorzio direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati dal Consorzio. L’obbligo di conferimento non esclude la facoltà per il detentore di cedere oli e grassi vegetali e animali esausti ad imprese di altro Stato membro della Comunità europea.”.

Le aziende che non rispettano tale obbligo sono punibili con una sanzione amministrativa compresa tra 260 euro e 1550 euro.

Gli obblighi per le imprese che producono questa tipologia di rifiuti non si esauriscono qui, infatti un ulteriore obbligo, dettato dall’art. 190 D.lgs. 156/06, è quello di tenere un registro cronologico di carico e scarico, in cui vengono annotate per ogni tipologia di rifiuto: la quantità, la natura e l’origine.

Questo articolo si applica non solo alle aziende che svolgono l’attività di raccolta, trasporto, smaltimento, riciclaggio di rifiuti non pericolosi, ma anche alle imprese che producono gli oli CER 20.01.25 nell’ambito di lavorazioni artigiane e industriali.

L’articolo 258 D.lgs. 156/06 disciplina le sanzioni in caso di omissione o incompletezza del registro, che per i rifiuti non pericolosi, vanno da 2.000 a 10.000 euro, ad eccezione  delle imprese con meno di 15 lavoratori dipendenti, i cui importi sono lievemente inferiori.

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Industrie alimentari: un’attenzione in più

Gli oli alimentari vengono sottoposti a processi di rigenerazione da cui si possono ottenere diversi prodotti, quali olio lubrificante per le macchine, saponi, mangimi animali e biodiesel.

Proprio il biodiesel è uno dei protagonisti degli ultimi anni in un mondo che vive nella consapevolezza di dover trovare al più presto delle soluzioni pratiche ed efficienti per contrastare le carenze di risorse energetiche e i cambiamenti climatici. Il biodiesel è un carburante biodegradabile, rinnovabili e atossico che si ricava attraverso una reazione chimica chiamata transesterificazione, e presenta proprietà simili al gasolio di origine petrolifera. Attualmente viene utilizzato principalmente per l’alimentazione dei motori diesel miscelato al gasolio tradizionale e come combustibile per gli impianti termici.

Rappresenta una soluzione intelligente capace di recuperare una sostanza altamente inquinante come l’olio alimentare esausto, evitando che venga sprecato il suo contenuto energetico, e in grado di ridurre più del 50% le emissioni di monossido di carbonio e CO2. Il  90% degli oli vegetali esausti è infatti destinato al biodiesel.

Oli industriali e lubrificanti

A seconda delle caratteristiche che l’olio presenta in fase di raccolta,  si possono valutare tre possibili lavorazioni:

  • Rigenerazione. È un processo ad alto rendimento che consente di trasformare l’olio esausto in basi lubrificanti da reinserire nel processo produttivo, perseguendo gli obiettivi di un’economia circolare.
  • Combustione. Gli oli non adatti alla rigenerazione vengo utilizzati come combustibili in impianti autorizzati, dove le lavorazioni raggiungono temperature talmente alte da neutralizzare la parte inquinante degli oli.
  • Termodistruzione. Rappresenta l’ultima soluzione se gli oli sono eccessivamente inquinati e permette di eliminare definitivamente le sostanze nocive al loro interno. Solo lo 0,2% degli oli viene sottoposto a questo trattamento.

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