Il 4 Gennaio 2021 è stato rinviato il divieto di circolazione per i veicoli diesel Euro 4, su richiesta di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto.

Il Ministero dell’Ambiente ha accolto la richiesta delle Regioni del bacino padano, approvando una proroga immediatamente eseguibile.

Una misura temporanea adottata per non limitare ulteriormente la circolazione stradale durante lo stato di emergenza sanitaria da COVID-19 e provocare disagi alla mobilità individuale.

Le misure anti smog sono quindi sospese per i diesel Euro 4, alle quali è stato dato via libera alla circolazione.

Il calendario 2021 per la circolazione su strada

Consapevole delle difficoltà a viaggiare in sicurezza con il trasporto pubblico durante lockdown, il Ministero dell’Ambiente ha rinviato il blocco diesel Euro 4. Le misure di restrizione sugli autoveicoli rimarranno sospese fino al termine dell’emergenza Covid.

Ad oggi infatti  non è stata fissata alcuna scadenza, per non obbligare le famiglie italiane a rinnovare il parco auto in un periodo di forte crisi economica.

Alcuni la definiscono una scelta di buon senso per evitare il sovraffollamento dei mezzi pubblici in piena pandemia, altri invece un rischio per l’ambiente. Al centro del dibattito Legambiente, preoccupata per la qualità dell’aria e per le concentrazioni limite di ossido di azoto e polveri sottili.

Nonostante le pressioni degli ambientalisti, le auto in categoria Euro 4, immatricolate tra il 2006 ed il settembre 2009, potranno circolare liberamente.

Resta invece confermato lo stop alla circolazione per gli automezzi più inquinanti –  diesel Euro 3 e benzina Euro 1.

I veicoli diesel Euro 3 non potranno circolare nei comuni di Fascia 1 e 2, con esclusione di strade regionali e autostrade.

Per le auto benzina Euro 1 il fermo di circolazione si applica nei comuni Fascia 1 e 2 nei giorni feriali dalle 7.30 alle 19.30.

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Impatto della circolazione veicolare sull’ambiente

L’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato gli scarichi diesel nel “gruppo 1”,  sostanze certamente cancerogene.

Le evidenze di cancerogenicità pare siano giustificate dall’elevato tasso di mortalità registrato tra i lavoratori impiegati in miniere in cui si utilizzano macchine con motore diesel.

La ricerca è stata portata avanti dal National Cancer Institute su dati che coprono un arco temporale di 50 anni.  Ma il diesel è davvero il nemico numero uno dell’ambiente e della nostra salute?

La Electric Vehicle Centre of Excellence dell’Università di Cardiff ne ha analizzato il comportamento reale giungendo alla conclusione che il problema non è il combustibile, ma il sistema di filtraggio dei motori.

I filtri dei motori diesel richiedono maggiore manutenzione, ma con sistemi di controllo moderni le emissioni sono comparabili ad altri motori termici.

Le automobili alimentate a diesel quindi non inquinano più dei motori a benzina, metano o gpl?

A seguito dello scandalo del Dieselgate, per superare le prove di omologazione diventate più restrittive, le case automobilistiche hanno fatto grandi progressi nel limitare, durante la fase di combustione del gasolio, le emissioni di inquinanti – ossidi di azoto (NOx), monossido di carbonio (CO) e particolato (Pm).

Il costo ambientale della circolazione delle nuove auto è stato notevolmente contenuto, i filtri anti particolato delle diesel Euro 5 abbattono infatti le micro polveri del 95% rispetto ai precedenti modelli.

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La alternative da considerare per una circolazione sostenibile

Per abbattere l’inquinamento atmosferico, nell’inverno del 2020  l’Amministrazione della città di Torino ha deciso di fermare per alcune giornate anche la circolazione degli Euro 5 diesel e di diventare diesel free.

Eppure l’Agenzia Europea per l’energia ha dichiarato che nei moderni modelli diesel, l’80% delle polveri sottili non è dovuto agli scarichi ma al consumo di ruote e fondo stradale.

Siamo allora sicuri che fermare gli Euro 5 sia stata una scelta efficacie per contrastare l’inquinamento atmosferico nelle aree urbane piemontesi?

Secondo il report Mal’aria, pubblicato da Legambiente, nel 2020 Torino ha superato per 18 giorni i limiti di PM10 nonostante il traffico veicolare sia stato ridotto del 60% durante la crisi sanitaria.

Far pagare agli automobilisti le colpe del degrado ambientale sembra essere quindi non del tutto ragionevole né tanto meno necessario.

Bisognerebbe piuttosto incentivare l’uso dei servizi pubblici, della sharing mobility (car, scooter e bike sharing) e dei  micro-veicoli ad impatto ambientale ZERO. La promozione di abitudini di mobilità più sostenibili è la linea d’azione vincente.

La decarbonizzazione dei trasporti è senz’altro un passo fondamentale per la tutela ambientale, ma deve essere una sfida affrontata in primis dalle Amministrazioni nel settore del trasporto pubblico su gomma e rotaie.  Le politiche europee dei trasporti devono dare il buon esempio per poter richiedere ai cittadini l’adeguamento alle norme di tutela ambientale.

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Il mondo dei trasporti verso la decarbonizzazione

Per attuare la decarbonizzazione del sistema dei trasporti si punta alla produzione di combustibili a basso tenore di fonti fossili.

Il biocarburante, prodotto da sostanze organiche di origine vegetale o animale, può sostituire gasolio e benzina, riducendo del 70% le emissioni di gas serra derivanti dal trasporto veicolare.

Il biodisel è ricavato da residui vegetali,  principalmente dal recupero dell’olio di scarto dei ristoranti, re-immesso sul mercato dopo l’eliminazione di impurità e particelle d’acqua.

Attraverso processi di  filtrazione e decantazione, Ecosole  rigenera l’olio esausto, un contributo significativo per la salvaguardia ambientale e lo sviluppo sostenibile.

Ecosole  incoraggia i cittadini a riciclare gli oli alimentari domestici per ridurre l’impiego di colture oleaginose (soia, colza e girasole) nella produzione di biocarburanti, a favore di oli vegetali esausti.

Produrre biocarburanti dai rifiuti offre la possibilità non solo di un futuro a basse emissioni ma anche basso impiego di risorse.